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Paolo Moiola
Chiese e dintorni (ottobre 2004)
Due preti (fuori degli schemi)

GUERRA E TERRORISMO

Aldo Antonelli e Paolo Farinella, due preti (di frontiera, anche se non geografica) discutono di guerra e terrorismo. Le due interviste – mai pubblicate – sono avvenute prima della rielezione alla Casa Bianca di George W. Bush.

A cura di Paolo Moiola

Cos'è il terrorismo?
Don Aldo:
Nella prefazione al libro “Dostoevskij a Manhattan” André Gluksmann scrive che il terrorismo integralista non è un arcaismo ereditato da un passato remoto. "Gli angeli sterminatori sorgono a livello planetario - scrive - dalla faccia oscura, massacratrice e nauseabonda della nostra ipermodernità. Il "fratello" islamico pronto a sacrificare gli altri e se stesso è il gemello dell'"uomo di acciaio" bolscevico, una riedizione dell'"eroe" fascista che proclama "viva la morte"".
In questa specie di genealogia parentale, il filosofo francese dimentica di ricordare, a fianco dell’uomo bolscevico e dell’eroe fascista, l’Homo Faber occidentale, nato dal bagno di sangue che ha tinto di rosso l’alba dell’epoca moderna (ricordiamo l’immane genocidio delle popolazioni amerinde) e cresciuto con le schiavizzazioni e le colonizzazioni degli ultimi cinquecento anni. Quest’uomo occidentale è quello che ha poi generato. L’“uomo di acciaio” bolscevico e l’“eroe” fascista.

Don Paolo:
Terrorismo è il figlio primogenito dell’ingiustizia, la ribellione irrazionale dell’adolescente che si ribella al padre/padrone e non potendo scappare da nessuna parte perché la msieria lo inchioda alla sua disperazione, risolve il problema dissolvdno se stesso e quanti odia. Se i Palestinesi fossero stati riconosciuti soggetto di diritto fin dal 1948, oggi non saremmo qui a discuture e disquisire, con un processo mentale tipico dell’occidente, di terrorismo e kamikaze. Ricordi? Paolo VI, nel 1968 aveva messo in guardia: quando scoppierà la collera dei poveri.

Esiste - come dicono Pera, Fallaci, Panorama e ormai quasi tutti i maggiori quotidiani italiani - "uno scontro di civiltà" tra Occidente ed Oriente, tra cristianesimo ed islam?
Don Aldo:
Assolutamente no! C’è in atto, invece, un’opera di mistificazione tesa a creare “conflitti interessati”, al fine di tenere nascosto l’unico, vero scontro in atto, quello tra il Nord e il Sud del mondo; là dove noi del Nord, di fatto, siamo i terroristi ed il Sud la vittima. Ai tempi dell’Unione Sovietica, lo scontro Est/Ovest era funzionale al mantenimento della status quo, la difesa del mondo così come era stato programmato a Yalta. Ora, dopo la caduta del muro di Berlino, nel mondo unipolare che si è venuto a creare, si rende necessaria una nuova “frontiera-trabocchetto”, quella che passa tra l’Occidente e l’Oriente, al fine di solidificare, anche e soprattutto ideologicamente, l’Impero.

Don Paolo:
Sul fronte della difesa della civiltà occidentale e cristiana, la cronaca quotidiana ci riserva sviluppi a ritmo serrato e non annunciano nulla di buono, ma mirano a preparare gli animi allo scontro tra occidente e oriente che qualcuno auspica e favorisce dall’uno e dall’altro versante. Paradossalmente, i fondamentalisti, fautori della lotta senza quartiere al terrorismo musulmano, sono funzionali alla lotta del fondamentalista Bin Laden contro l’occidente infedele . Si sostengono a vicenda e si alimentano reciprocamente, chiedendo infine la stessa cosa: una guerra di civiltà. Occidente contro Oriente nella nuova crociata d’inizio millennio.
C’è anche chi, pur vestendo ruoli istituzionali che dovrebbero ispirare prudenza o quando meno discernimento nell’uso delle parole, inforca l’alabarda dello scontro di civiltà, della guerra tra due mondi, della difesa armata della "civiltà occidentale cristiana" contro l’‘in’-civiltà musulmana, spesso identificata con il terrorismo tout-court. E’ il caso grave del presidente del senato italiano, Marcello Pera , che si auto-arruola nelle schiere rabbiose e orgogliose di Oriana Fallaci, di cui sposa la tesi aberrante, secondo cui l’Europa è diventata Eurabia, colonia dell’Islam. La soluzione della Fallaci è un muro invalicabile tra loro e noi, ciascuno a casa sua. Urge per la pasionaria dell’occidente la purificazione dal virus arabo che attacca la civiltà occidentale, civiltà superiore, anche se per questo bisognerebbe (e bisogna!!!) mandare al rogo tutti gli Arabi del mondo .
Il progetto del senatore Pera è più modesto perché mira a difendere strenuamente la civiltà occidentale cristiana, senza arrivare ad espellere tutti gli arabi, ma solo quelli cattivi. Egli però fustiga i cattolici italiani ed europei, accusati di essere colpevoli per avere lasciata sola la Fallaci a difendere i valori del cristianesimo che sono alla base della civiltà cristiana o occidentale, come si preferisce. Al suono della moderna tromba crociata, egli, chiama a raccolta cattolici e liberali, europeisti e nazionalisti per difendere i sacri confini della patria, le sacrosante radici cristiane europee, costi quello che costi. Per un filosofo, come egli afferma di essere, parlare di "civiltà cristiana" deve essere alquanto arduo, specialmente in un tempo in cui il pluralismo e la frammentarietà culturale sono il pane quotidiano dell’esperienza umana. Dire "civiltà cristiana" è affermare una dichiarazione falsa e antistorica che bisognerebbe dimostrare prima ancora di pronunciarla .

Partendo dal linciaggio mediatico delle 2 Simone, che significa essere pacifisti al tempo delle guerre preventive e del terrorismo?
Don Aldo:
In un documento dell’Unesco si legge che "Dal momento che le guerre cominciano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costituite le difese per la pace". Essere pacifisti quindi significa, anzitutto, decolonizzare il nostro immaginario liberandoci dai parametri di contrapposizione e anche solo di giustapposizione, per creare in noi e attorno a noi come una nuova agorà in cui dare piena cittadinanza a quella che don Tonino Bello chiamava la “convivialità delle differenze”. In secondo luogo essere pacifisti vuol dire bonificare il linguaggio stesso (che non sono solo delle parole ma è esso stesso una filosofia, un modo di pensare e di osservare la realtà) dalle presunzioni autoreferenziali cui la nostra cultura narcisista lo ha ricacciato e dal monolitismo granitico in cui il nostro senso di superiorità lo ha come congelato.
E’ un lavoro non da poco. In questo senso il pacifismo non è quell’atteggiamento passivo e rinunciatario che potrebbe sembrare e che spesso, nella mentalità dei più, è legato a termini statici e quiescenti. Bonhoeffer nel 1934 ebbe a dire che la pace deve essere osata. Essa è un grande rischio che non si lascia mai e poi mai garantire. La pace è il contrario della garanzia.

Don Paolo:
Secondo me, bisogna distinguere da i professionisti della pace e i costruttori di pace o pacificatori. I primi pacifisti contro tutti e infatti non perdono occasioni di usare qualsiasi arma per andare contro un qualsiasi nemico. Si definiscono non-violenti, ma hanno come mezzo la violenza verbale e materiale. Un esempio: può dirsi pacifista un Casarini? un Agnoletto? Io credo di no, perché è il loro atteggiamneto interiore che è violento anche quando stanno zitti. I pacificatori o costruttori di pace sono le migliaia e e migliaia di giovani che abbiamo visto sfilare a Genova, ad Assisi, in tutte le piazze del mondo perché è gente che scommette di suo e sacrifica del proprio per la pace. E’ gente che costruisce in silenzio, sporcandosi le mani, come le due Simone che, mentre tutti scappavano dall’Iraq, se ne stavano lì, in mezzo ai missili “amici” e costruivano la resistenza alla paura insieme alla gente terrorizzata di morire. Il vangelo di Matteo (capo 5) non dice “Beati i pacifici”, ma in greco usa un termine straordinario: “eirenepoiuntes”, letteralmente “Beati i poeti della pace”, coloro che la inventano, la dipingono, la costruiscono, la diffondono, l’amano. La pace è un frutto, non un seme. Come frutto deve maturare prima dentro l’anima esolo dopo si estende anche alle strutture. Una pace esteriore può essere frutto di una repressione e ciò avviene nelle dittature. Una pace di relazioni può nascere solo in una dimensione di libertà e di colloquio, di dialogo e dialettica reciproca. Diffida sempre dai professionisti di qualcosa… hanno sempre un interesse da difendere e quindi gestiscono un conflitto di interessi; sii invece attento ai testimoni: hanno solo la loro vita e la loro esperienza e li mettono in gioco liberamente senza chiedere in cambio nulla.

Il 4 novembre 2004 in Usa vince di nuovo Bush. Che succederà al mondo?
Don Aldo:
Saremo alla deriva. Ritengo Bush estremamente pericoloso, non tanto per quel che è ma per il mondo che gli sta dietro e che lui rappresenta. Bush esce dall’ambiente del protestantesimo evangelico. I suoi biografi ufficiali ci dicono che legge la Bibbia ogni giorno. In ef-fetti il presidente mostra una for-te vocazione religiosa. Pensa di essere stato chiamato da Dio alla presidenza; dichiara l’unicità sto-rica degli Stati Uniti, un paese scelto da Dio per redimere il mon-do. Egli ha anche definito questa sua fede con un nome: “teologia della libertà”. E’ qualcosa di mol-to vago, che lui spiega con la vo-lontà divina di liberare l’intero ge-nere umano da oppressione e schiavitù. In questa visione, le truppe americane sarebbero uno strumento per promuovere la li-bertà voluta da Dio.
Bruce Lincoln, professore di religione a Chicago University, nel suo ultimo libro analizza in paral-lelo i discorsi di George Bush e quelli di Osama bin-Laden dopo l’11 settembre. Nelle visioni di entrambi c’è un forte elemento dualistico, di contrasto tra bene e male. Non ci sono sfumature, non c’è territorio possibile di incontro ma soltanto lo sforzo di demonizzare il nemico, di proclamare il diritto e la per-fezione spirituale della propria causa. "La struttura ideologica e sintattica dei discorsi di Bush e bin-Laden – scrive Bruce - è molto semplice, basata su antitesi chiare, facilmente decifrabili. Entrambi intendono il presente come un’epoca dissemi-nata di pericoli ma piena di op-portunità, e vedono se stessi come leader della causa designata a pu-rificare il mondo, a vantaggio del-la verità, della fede, della decenza, di Dio".

Il 4 novembre 2004 in Usa vince Kerry. Cosa può cambiare nel mondo?
Don Aldo:
Alla convenzione di Boston John Kerry ha dichiarato: “Non chiediamo a Dio di essere dalla nostra parte; chiediamo a noi stessi, piuttosto, di essere dalla parte di Dio”. Il che è tutta un’altra musica. Sia chiaro, con John Kerry alla Casa Bianca non è che la politica estera statunitense venga rivoluzionata…! Di sicuro sarà ricondotta entro un razionalità politica che libererà gli Usa dall’isolamento in cui il decisionismo ottuso di Bush li hanno cacciati.
Jochka Fischer, ministro degli esteri tedesco, nel marzo 2003 ebbe a dire che “un ordine mondiale non può funzionare quando l’interesse nazionale della più grande potenza è il criterio determinante per l’uso del potere di tale paese”. Le crisi mondiali non possono essere gestite da un’unica nazione che agisce da sola sulla base dei propri interessi e delle proprie valutazioni. Di sicuro, con John Kerry presidente, la legittimità internazionale, incenerita da Bush, sarà più una fonte di potere che di forza.

Le recenti elezioni in Afghanistan sono additate come un esempio di giustezza della guerra preventiva che esporterebbe la democrazia. Ma è proprio così?
Don Aldo:
Frottole, sono solo frottole. La democrazia, sappiamo bene, non è un giochino di matematica rappresentativa, né un categoria teatrale , né può essere ridotta al solo momento elettorale. Democrazia è un modo di sentire il Paese, in modo di rapportarsi tra popolo, istituzioni e potere che richiede una crescita continua, lenta e lunga. Tanto che nemmeno nei nostri paesi di antica tradizione democratica possiamo dire di essere in una “democrazia compiuta”… anzi!
Fa pena come la Democrazia venga tirata fuori come belletto per coprire le rughe di un volto sfigurato. “Espandere democrazia e libero mercato” è il programma degli Usa per il dopo ’89, codificato in uno dei primi documenti dei neoconservatori: il Progetto per il nuovo secolo americano, una sorta di “dottrina Monroe” su scala globale. Sta di fatto che l’uso della forza è stato di gran lunga maggiore dell’esportazione della democrazia e che gli Usa hanno creato un “involucro democratico per dar vita in realtà ad un governo amico” (Marco Calamai).

Don Paolo:
Dire che le elezioni sono il sengo della giustezza della guerra è come dire che dopo il temporale viene il bel tempo e dopo la notte sorge il sole. Chi ha voluto la guerra, chi vuole la guerra, deve sempre trovare una giustificazione e legge tutti i fatti in quest’ottica: avevo ragione. Se non si fossero svolte elezioni, avrebbero detto che le difficoltà erano più gravi del previsto e quindi bisognava incrementare la guerra per arrivare alla democrazia. Non dicono, questi illustri decubiti (e non lo diranno mai) che queste elezioni non sono il primo frutto della guerra, ma l’ultimoa ccordo tra tutti i signori della guerra, raggruppati nel gran consiglio delle tribù che sono giunti ad un accordo di spartizione del territorio, lasciando a Karzai il ruolo di giocare al presidente. Per parlare di libere elezioni e di inizio di democrazia, bisognerà aspettare ancora una 50ina d’anni, ma allora non vi sarà più questa guerra, ma ne ve ne saranno certamente altre.

Carlo Rossella su Panorama, di cui è direttore, scrive: "La guerra contro l’Occidente,
contro di noi, è stata dichiarata. I terroristi la combattono senza porre limiti alla barbarie. Meritano una risposta dura, spietata, unanime. Così li sconfiggeremo".
Don Aldo:
Carlo Rossella è l’Emilio Fede della stampa. Detto da lui non scandalizza, è perfettamente funzionale. La maggior parte delle testate giornalistiche, con qualche felice eccezione, non sono altro che camera di risonanza e di legittimazione ideologica di quanto si concepisce e si partorisce nelle alte sfere del potere, là dove la politica, da tempo, è stata declassata al ruolo di cerentola dell’economia.
Invece di individuare le cause profonde del terrori-smo e del fondamentalismo nella crescita dell’insicurezza economica e nel col-lasso della democrazia economica che avrebbe dovuto soddisfare i bisogni primari delle perso-ne e assicurare loro adegua-ti mezzi di sostentamento, i Governi di tutto il mondo, i vari Rossella assenzienti, si sono equipaggiati con leggi che azzerano la democrazia e la libertà nel nome della lotta al terrore. Penso al Pa-triot Act negli Usa come al Prevention of Terrorism Act in India (POTA), o al-l’Anti-Terrorism, Crime and Society Act (ATCSA) della Gran Bretagna, nuove leggi create dopo l’11 set-tembre 2001 che non sono solamente leggi contro il terrorismo, ma anche con-tro la difesa democratica delle libertà fondamentali dei cittadini, travolte dalle forze della globalizzazione.
Grazie a Dio, però, la società civile non si è mostrata altrettanto codina. Le denunce sono molte e provengono da molte parti. Vandana Shiva non usa mezzi termini nel denunciare il pericolo: "La paura e la violenza sono le forme dominanti di espressione umana e le re-gole imposte attraverso la paura stanno diventando il principale modello di go-vernance. In altri periodi l’avremmo descritti come l’ascesa del fascismo e del totalitarismo, con la combi-nazione del totalitarismo del controllo delle imprese sui mercati e di quello degli stati militarizzati, che stan-no sottraendo alle persone i propri diritti fondamentali".

Don Paolo:
Rossella si commenta da solo. Dirige un giornale di Berlusconi e come direttore ritocca la pelata del capo, ripreso da dietro per rendergli la testa (di c…o) più fotogenica. Un direttore che fa queste empietà ridicole può dire tutto perché tutto gli si perdona come minorato. Le sue affermazioni sono solo l’eco del suo capo e ufficiale pagatore, vuoi che dica che dobbiamo porgere l’altra guancia o che a qualsiasi attacco indiscriminato di terrorismo dobbiamo rispondere con le armi proprie del diritto e della giustizia che formano l’onore della civiltà occidentale? Dove andrebbe a finire il “macho” di destra? Questi non sanno nonnemmeno dove sta la civiltà, ma ripetono vuote parole unicamente per accontentare il loro datore di lavoro. Essi sono rimasti orfani della caduta del comunismo perché sono rimasti senza nemici e senza ragioni contro… Per Rossella & C. il comunismo sovietico era una mamma perché giustificava il loro rozzo rigurgito, eprmettendogli di avere un nemico contro cui combattere. Ieri erano i comunisti, oggi sono i terroristi che, bada bene si nascondono dappertutto, sono mimetizzati in cielo in terra e in ogni luogo. Rossella è un ideologo da quattro soldi e non si accorge nemmeno di usare un linguaggio stalinista esattamente come il suo capo che propugna la rivoluzione e denigra lo stato. Questi uomini Dio li manda in terra per castigarti dei tuoi peccati.

(A cura di Paolo Moiola)


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