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Paolo Moiola
Blog / In prima pagina (10-07-2008)

BERLUSCONIA 2008 / 11

Si chiama Tremonti

LA CARITÀ PELOSA DI GIULIO TREMONTI

Così si chiamava, dalle nostre parti, l'amore prigioniero del gesto pietoso e cieco della responsabilità adulta: "Carità Pelosa".
L'espressione mi è tornata in mente di fronte all'uscita geniale del Tremonti che reistaura, in chiave moderna, la vecchia "tessera annonaria"...in piena linea con la cultura fascista e con la morale doppiopettista della destra. 
Sì: carità pelosa!

Si tratta di un sentimento epidermico di compassione emotiva che però, oltre alle distanze dalla miseria, mantiene anche le cause che la generano. Si tratta dell'ipocrisia propria di chi ti fa dono del superfluo dopo averti rapinato del necessario.
"La Carità, ebbe a scrivere il grande Paul Ricoeur, non è forzatamente là dove la si esibisce...essa è molto spesso il senso nascosto del sociale".

Nel primo dopoguerra, nel febbraio del 1950, ad una "pia donna" scandalizzata per la durezza del suo linguaggio contro le facili e inutili elemosine, don Primo Mazzolari rispondeva lapidariamente: "Ma cos'è la Carità? La prego a non voler rimpicciolire fino alla pusillanimità più meschina questo termine sacro. La Carità è anche violenza (violenza d'amore), la Carità è anche rampogna. Legga S.Paolo, legga S.Girolamo, legga santa Caterina da Siena o rilegga semplicemente - ma più attentamente - il Vangelo. Quando Cristo dice "guai a voi", "ipocriti", "sepolcri imbiancati" era mosso da carità come quando guariva i lebbrosi o sbendava Lazzaro richiamato dal sepolcro. La carità esige anche le parole dure, quando sono necessarie. Altrimenti, col bruciarci l'incenso l'un l'altro, finiremo con l'accecarci di più. Non si scandalizzi dunque, brava signora, delle parole forti, della carità che grida. Si scandalizzi piuttosto del quieto e sonnolente conformismo che ci sta prendendo...".
Segno di questo "sonnolente e quieto conformismo" è anche il silenzio che ha accompagnato la grande trovata del ministro Tremonti nel voler reintrodurre la "Poverty Card". Non vi pare?

Contro questo imbecille silenzio, ho trovato interessante un articolo di Roberta Carlini sull'ultimo numero di Rocca.
Scrive, tra l'altro: 
«C'è molto del ministro Tremonti, in questa "poverty card": un certo clima emergenziale da economia di guerra, un grande fiuto per le politiche di immagine, una forte spregiudicatezza nel vendere la propria merce politica (in fondo, di ben pochi soldi si tratta nel bilancio familiare di un anno, e anche nel bilancio pubblico italiano). E soprattutto, c'è una concezione del welfare che salta a pié pari il Novecento per tornare all'Ottocento: la carità, sentimento privato che si fa politica pubblica e cancella i diritti dei cittadini per riconoscere solo, in modo compassionevole e discrezionale, i bisogni dei poveretti. Le dame di San Vincenzo assunte dallo Stato e infilate in un chip elettronico».
 

don Aldo Antonelli


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