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Paolo Moiola
Blog / In prima pagina (06-05-2009)

BERLUSCONIA 2009 / 2

E sono quelli del «family day»!

PUTTANIERI (e atei all'acquasanta)


GENOVA, 6 MAGGIO 2009. Il divorzio di una coppia è un fatto privato che deve essere rispettato e tutelato con il massimo di silenzio. Questo principio non vale più se l’interessato è il presidente del consiglio italiano, la cui moglie pubblicamente, cioè a mezzo stampa, dichiara che il marito, cioè il presidente del consiglio italiano è «malato e frequenta le minorenni». A questo punto ci troviamo di fronte ad un fatto politico che per sua natura è pubblico. Ora dunque sappiamo da «persona informata sui fatti» che il narcisista, egotico Berlusconi è anche puttaniere. Non che non lo sapessimo, ma fa impressione sentirlo dire pubblicamente dalla moglie, se arriva a definire la carne fresca di primo taglio delle vergini votate al sacrificio dell’«imperatore» (altro termine usato dalla «signora» come lui ha ribattuto) «ciarpame senza pudore». In vent’anni di tv ha modellato l’Italia che si è lasciata modellare sul palcoscenico del nulla denudato, in cui eccelle l’uomo di Arcore, una volta marito doppio e ora vedovo al bianco d’uovo per la seconda volta.

Appena sono uscite le dichiarazioni di Veronica Lario, ho pensato subito che la posta in gioco fosse l’asse ereditario e la definizione ultimativa della collocazione dei suoi tre figli sullo stesso piano dei primi di due del suo consortile marito. Un affare di milioni di euro, di azioni e di assetti societari andati a male dentro, forse se messi al sole maturano meglio. Si sa che i milioni di Berluglioni sono come le i pomodori: per essiccare devono stare all’aperto. Veronica ha solo aperto la finestra e dato arie alle trombe. Naturalmente il suono era fioco, attutito e beoti di turno volevano che tutto fosse rimasto in sordina per non turbare la malattia del vecchio che beve la pozione magica per apparire «giovine».

Mentre preparavo la liturgia e scrivevo queste note, come un fulmine a ciel sereno arriva l’editoriale di «AVVENIRE», il giornale dei Vescovi italiani, a firma di tale Rossana Sisti dal titolo inquietante «Politica e discrimine etico». Devo dire che stavo attaccando il«silenzio dei vescovi» e volevo presentare il conto, ma l’editoriale mi ha colto di sorpresa e mi ha costretto a dissimulare la risposta che però resta esigente e forse più di prima.

I vescovi, dunque, si sono accorti che Berlusconi è «uomo potente, e cesare allegrotto … presidente e­suberante … con un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fio­re, pur avendo scelto la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo e la privacy. E grida al com­plotto». Bene, la domanda è semplice: se i vescovi sapevano che Berlusconi era questo (perché lo è sempre stato e non lo ha mai nascosto, nemmeno nei raduni internazioni ufficiali), come mai lo hanno sempre appoggiato e hanno fatto di tutto per far cadere Prodi che aveva la colpa di considerarsi un «cristiano adulto» e di esprimere quello che è l’identikit del presidente del consiglio, disegnato dalla Cei nello stesso editoriale: «La stof­fa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono in­differenti. Non possono esserlo». Prodi fu integerrimo, Berlusconi invece, a giudizio dei Vescovi, fa «uso delle ragazze come esca elettorale». Anche solo dal punto di vista morale, come può un vescovo appoggiare, votare e fare votare un uomo immorale che degrada la metà dell’Italia perché, sempre secondo i Vescovi, è «inaccettabile è una concezione della donna meramente strumenta­le: la «candidata» dev’essere bella, giovane, pia­cente... possibilmente disponibile».

Noi queste cose le diciamo da 15 anni, da quando cioè la stessa Cei pubblicò il documento «Educare alla legalità», nell’anno 1991, cioè due anni prima che il presidente senza sobrietà scendesse in politica per fare i suoi interessi, visto che il protettore Craxi divenne latitante ad Hammamet.
Quel documento della Cei, forse il più bello degli ultimi 30 anni, divenne immediatamente lettera morta e scomparve dall’orizzonte della chiesa italiana, mentre al contrario cominciava «l’ammuina» del Vaticano e della Cei di Ruini con la degenerazione berlusconiana che fece fuori etica, bene comune, valori, governi Prodi e «cristiani adulti». Rimasero in piedi solo puttanieri, tenutari, atei all’acquasanta, servi, mafiosi e l’intera opera dei pupi, presieduta da Berlusconi. L’OSSERVATORE ROMANO, non più tardi di un mese fa aveva detto che il partito aziendale del «de cuius» esprimeva i valori della maggioranza del paese e anche di quelli cattolici che non sarebbero minoritari. Una consacrazione con tutti gli oli santi del caso. Ci manca che il papa lo nomini cardinale di complemento e tutto rientra nella norma.

Come minimo, ci aspettiamo le scuse dei vescovi che fino ad oggi hanno sponsorizzato un uomo e una politica indecenti e poi vorremmo che fossero più vescovi e più liberi e dicessero che appartiene al «ciarpame senza pudore»
-  presentarsi alle elezioni come capolista sapendo di non andare in Europa e questo in morale si chiama truffa, inganno e falsità;
-  che i vescovi hanno preso un abbaglio e«hanno peccato» gravemente contro la loro morale, i poveri, il bene comune e la dignità di un Paese;
-   perché hanno appoggiato e appoggiano un «cesare» che ha stravolto l’etica legislativa e istituzionale facendo legge a suo uso esclusivo e per suo esclusivo interesse.
-  dando a Cesarotto quello che è di Berluglioni,  cioè esprimendo una chiara ed esplicita condanna sulla politica sporca di un politicante senza scrupoli e di pessimo esempio per le generazioni dei minorenni che frequenta.
-   Ci aspettiamo un sussulto di dignità dei vescovi che dicano: abbiamo sbagliato tutto e abbiamo fatto affari. Ora ritorniamo all’etica e al nostro dovere che è quello di predicare la giustizia e denunciare l’ingiustizia. Siamo stati conniventi, vogliamo riprenderci la nostra libertà; siamo stati succubi, vogliamo riprenderci la nostra schiena che avevamo consegnato al massaggiatore di soubrettes e veline dalle polpe acerbe; siamo stati pavidi, vogliamo riprenderci la profezia; siamo stati muti e complici, vogliamo tornare ad essere i servitori della Parola e difensori dei poveri.

Mi sono fatto forza e ho resistito per cercare di «ascoltare» quello che colui avrebbe detto a «Porta a porta». Credetemi, non ho resistito perché ad un certo punto avevo le visioni e vedevo Gesù Cristo nel pretorio, non più davanti a Pilato, ma a Franceschini e tutta la sinistra intorno a gridare «Ah brutto figlio di buona donna, crocifiggilo subito, cosa aspetti? Poi più in là Berlusconi aveva rubato la croce e se l’era nascosta, ma i soldati hanno dato la colpa alla sinistra che ha orchestrato la trappola per non farlo crocifiggere, ma i Romani che non sono fessi, hanno ricomprato la croce da Berlusconi che così ci ha guadagnato, nonostante la tangente ai soldati, ma la colpa è rimasta tutta addosso alla sinistra. Comunque sappiate che se per caso Dio dovesse esistere, la colpa è sicuramente della sinistra che non sa più cosa inventarsi pur di guadagnare un pugno di voti. AH, avessimo un Savoia! O almeno un savoiardo!


Paolo Farinella, prete
Genova, 6 maggio 2009.


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