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Paolo Moiola
La stanza degli ospiti (8 settembre 2004)

L'ITALIA DI BERLUSCONI E LA GUERRA IN IRAQ

 


Genova 08-09-04. Non mi piace questo clima compunto di universale “et cum spiritu tuo” che l’imbelle governo Letta-Pisanu-Berlusconi sono riusciti ad imporre in un falso e stridulo tripudio di “unità nazionale”. Non si salveranno così “le due Simone di Bagdad”, ma certamente, qualunque potrà essere l’esito, si salverà il gorvenicchio italiano che potrà sempre spartire gli stracci con l’opposizione, la quale pagherà amaramente la propria entrata a piedi giunti nella logica e nella perfidia berlusconiana. All’improvviso l’odiata Francia fa testo e tutti a invocare il metodo Chirac, fino a ieri considerato alla stregua di un vigliacco, pur di uscire da un isolamento che aumenta nel paese e nel mondo.

Non mi piace questo clima emozionato di sentimenti poco dignitosi, che non onorano la limpidezza delle due Simone e la logica del loro essere “lì” e del loro esserci perché contro la guerra, vivendo in mezzo alla gente, nonostante la guerra, senza armi, senza difese, senza bodyguard, senza altro scudo che il loro sorriso e la loro passione per i figli fragili dell’Iraq dilaniato.

Nessun accordo, né tattico, né strategico, né tanto meno umanitario può essere stipulato con “questo” governo che continua a vociare di essere “disponibile su tutto tranne che sul ritiro delle truppe”. Questo immondo governo è concausa dell’aumento del terrorismo e, di conseguenza, del rapimento di uomini e donne, giornalisti e volontari. Esso non ha titolo né etico né storico di chiamare a raccolta alcuno e tanto meno di dettare una linea di “unità nazionale”. Chi ha diviso il paese con le proprie stupidaggini, purtroppo prese sul serio dai suoi accoliti serventi e da una opposizione imbelle e inesistente, ha un solo diritto: riconoscere di essere un invasore, decidere di ritirarsi dall’Iraq e infine per coerenza rassegnare le dimissioni da ogni carica pubblica perché la sua linea politica, economica ed estera è stata ed è un fallimento totale e senza ritorno. Non basteranno venti anni per rimediare a tutti i danni che “questo” governicolo sta infliggendo all’Italia e, tramite l’Iraq, anche al mondo intero.

Non mi piace che la sinistra accattona e ormai soprannumeraria faccia le fusa al governo per non essere “seconda” nella gestione dell’emotività nazionale. Non mi piace Rutelli, Pecoraro, Boselli, Fassino e compagnia cantante che finora non hanno fatto altro che litigare per la supremazia del nulla, parlandosi addosso e credendosi statisti di classe. Peccato che quando si ritrovano nella taverna del gallo cedrone per parlare senza dire nulla, riescono solo a garantire un altro ventennio al Berlusca di turno.

Non mi piace “questa” sinistra che, senza accorgersene, si è fatta buggerare, riuscendo anche a porgere i propri ringraziamenti. Dopo il fatidico incontro a Palazzo Chigi dell’8 settembre (le coincidenze di date sono sempre profetiche, o almeno lo sono spesso, qui certamente), la conferenza stampa non è stata unitaria, ma separata: la sinistra e il centro scentrato hanno sparato il pistolotto per proprio conto, mentre il governo, in omaggio all’unità nazionale, ha preferito non mischiarsi con “questa sinistra” costantemente dileggiata e offesa dal padrone in capo nonché amico del comunista Putin.

Non mi piace e non voglio fare parte di alcuna unità nazionale per affermare il mio orrore di fronte ad ogni forma di violenza senza aggettivi. Sono stato e sono contro l’intervento militare e contro la guerra, come sono contro il terrore usato come metodo di lotta e di ricatto. Per la percentuale di diritto che mi compete in forza del mio voto politico pretendo che il mio paese si ritiri subito dall’Iraq e chieda scusa per l’invasione illegale e immorale di quel popolo.

Sono contro ogni fanatismo sia esso sociale, politico o religioso, dovunque si manifesti e contro ogni forma di fondamentalismo, ritenendo dal pozzo profondo della mia anima che ogni persona debba essere libera di decidere della vita, della dignità, della religione, del sesso, in una parola, delle sue scelte con sovrana coscienza che è il valore universale invalicabile.

Prego Dio che le due Simone siano rispettate come donne da questi pasdaran senza scrupoli che considerano la persona umana (e ancora di più la donna) come una nullità assoluta. Prego il Dio mussulmano, Allah, che invii due fulmini di avvertimento: uno a Bush e ai suoi servi fedeli e interessati, primo fra tutti il nano Berlusconi e l’altro a chi non sa rispettare più donne e bambini, facendone carne da macello e dimenticando che i bambini e le donne sono i nostri veri genitori perché portano in sé il futuro e la pace della giustizia che è il fondamento della speranza.

Prego Dio che gli uomini e le donne di buona volontà, attenti agli eventi e rispettosi delle persone sappiano reagire con la ragione, rifiutandosi di portare il cervello all’ammasso di un governo ignobile, esigendo distinzioni esatte e prendendo distanze da ogni complice e opportunista per non essere complici, magari di complemento.

Questo è l’unico modo per onorare i morti, per sperare la salvezza integra dei vivi per sognare che presto, prestissimo si avveri il ritorno delle due Simone alle loro famiglie e al loro popolo irakeno.

Questo è l’unico modo per onorare i morti ammazzati in questa guerra senza fine e senza esito, i bambini e le donne, vittime innocenti, di cui nessuno parla e di cui nessuno si commuove.

Le due Simone non sarebbero scappate dal loro amore gratuitamente scelto e liberamente donato. Nessun compromesso in loro nome, nessuna unità fittizia e strumentale: sarebbe come rapirle due volte.

Paolo Farinella


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